Recensione mostra Opera Ombre Inchiostro
Vi presentiamo una recensione che le studentesse Alessia Evangelista e Elisabetta Mercuri hanno redatto a proposito della mostra Opere Ombre Inchiostro, allestita dal 16 al 27 febbraio 2026 presso la Galleria Antichi Forni, Macerata.
Recensione mostra Opera Ombre Inchiostro
戏影墨 xì yĭng mò
La mostra, curata da Lin Fengxuan, calligrafa e docente presso l’Università di Macerata, e Alessia Morici, project manager dell'Istituto Confucio, riaccende i riflettori sull’opera cinese, dando nuova vita a un progetto promosso dall’Istituto Confucio diversi anni fa.
Organizzata dall’Istituto Confucio, l’Università degli Studi di Macerata e il progetto Looking China, con il patrocinio della Città di Macerata, l’iniziativa ricontestualizza il tema in chiave moderna all’interno degli Antichi Forni, uno spazio storico nel cuore di Macerata, attivo fin dal 1400 e recentemente restaurato. La scelta del luogo è strategica: i sotterranei del Teatro Lauro Rossi, che un tempo ospitavano un mercato coperto, evocano ancora oggi un’idea di apertura e di incontro con la vita quotidiana. La mostra trova inoltre a Macerata la sua sede più significativa, in quanto città natale di Padre Matteo Ricci (1152-1610), missionario gesuita che fece da ponte tra la cultura cinese e quella occidentale.
Il percorso espositivo è stato suddiviso in tre diverse aree: Dietro le quinte dell’Opera cinese, Proiezione di ombre elettriche - Looking China e Opere di inchiostro.
Una volta superato l’ingresso dell’edificio, il visitatore si trova immerso nel mondo dell’opera di Pechino, nella sezione dedicata al dietro le quinte di questa pratica così ricca di significato. Qui l’osservatore viene accompagnato lungo un percorso visivo composto da fotografie che permettono di cogliere le diverse fasi dell’esperienza teatrale. Un esempio significativo è rappresentato dal momento del trucco prima della messa in scena: accanto all’immagine è infatti presente un pannello esplicativo che ne illustra la complessità simbolica e culturale; lo stesso sistema di spiegazione accompagna anche le altre opere della sezione.
Accanto alle fotografie sono inoltre esposti alcuni costumi tradizionali, messi a disposizione degli spettatori, che possono provarli e immedesimarsi così, in prima persona, negli attori dell’opera cinese. L’allestimento segue un ordine narrativo preciso: le opere sono infatti disposte secondo le diverse fasi della preparazione e della rappresentazione teatrale, dal momento del trucco allo spettacolo vero e proprio. La documentazione fotografica non si limita tuttavia alla dimensione più tradizionale dell’opera; accanto a queste immagini compaiono alcune fotografie più recenti che ne propongono una rivisitazione contemporanea. In una di queste, per esempio, l’attore è ritratto mentre suona una chitarra elettrica, introducendo un elemento di modernità che si affianca alla tradizione (vedi immagine).
Un piccolo corridoio conduce alle due sezioni successive, distinte ma tematicamente unitarie, in quanto riconducibili ai tre elementi richiamati nel titolo della mostra: calligrafia, film e inchiostro.
Da un lato si trova un’area dedicata alla visione dei documentari realizzati dagli studenti nell’ambito del progetto Looking China - Youth Film Project, promosso dalla Academy for International Communication of Chinese Culture (AICCC), Beijing Normal University con il patrocinio della Huilin Foundation; dall’altro sono esposte le opere di calligrafia realizzate dalla curatrice e dai suoi studenti. Interessante come queste ultime fungono da ponte tra la Cina e l’Occidente attraverso il mezzo della calligrafia: il contenuto delle iscrizioni richiama infatti i pilastri dell’opera occidentale, tra cui Tosca, Rigoletto e Carmen. Tuttavia, sebbene possa sembrare che la sezione precedente si sia conclusa, queste due aree sono accompagnate da cartonati a grandezza naturale raffiguranti immagini dell’opera cinese, che sottolineano la presenza di un fil rouge capace di collegare tra loro le diverse sezioni della mostra, sia sul piano concettuale sia su quello visivo.
Come già accennato, sono state incluse opere fotografiche, calligrafiche, e filmati che, a prima vista, potrebbero sembrare eterogenei a livello di formato, ma che risultano in realtà ben dialoganti tra loro, anche grazie alla loro disposizione nello spazio espositivo, soprattutto a livello tematico. Il percorso conduce dalle fotografie ai lavori calligrafici fino ai filmati, che si concentrano, come già sottolineato, non solo sull’opera cinese ma anche su quella occidentale. L’obiettivo di tale scelta è basato sulla volontà di colmare la limitata conoscenza che spesso il pubblico occidentale possiede in questo ambito. Non a caso, la sezione Looking China promuove uno sguardo occidentale sulla Cina, mentre nella sezione Opere di inchiostro viene messo in evidenza lo sguardo cinese nei confronti dell’opera occidentale. Tale scelta favorisce quindi uno scambio di punti di vista, contribuendo a mettere in discussione quell’idea di esclusività culturale a cui spesso siamo abituati.
La riscontrata unità tematica è indubbiamente facilitata dalla gestione sapiente dello spazio espositivo: le fotografie sono organizzate in modo da scandire, come già accennato, i vari momenti che precedono e accompagnano la messa in scena di un’opera di teatro; e le contigue opere di calligrafia, nonostante siano state realizzate dalla calligrafa e dai suoi allievi, non sono disposte privilegiando l’esperienza della prima ma, al contrario, in maniera organica e unitaria. Non meno importante, sempre in un’ottica organizzativa, la questione dell’illuminazione che viene sfruttata in modo da permettere l’osservazione di fotografie e calligrafie nei particolari più minuziosi. Mentre nell’area dedicata alla fruizione dei filmati, si può godere di un’illuminazione più diffusa, fondamentale alla visione del prodotto sullo schermo.
Grazie alla pianificazione e all’unità tematica, il visitatore può confrontarsi con il mondo culturale cinese senza avere il bisogno di esserne un profondo conoscitore ed estimatore. Ciò che eventi del genere richiedono è la semplice, ma non banale, curiosità di aprire la mente a un mondo lontano, solo geograficamente. E farlo in una cornice privilegiata come Macerata, città di Matteo Ricci, valorizza sicuramente non solo l’importanza del tema ma anche il ruolo della città in sé.
La cultura e la curiosità non sono e non devono essere riservate solo ai cultori della materia.
Elisabetta e Alessia sono due studentesse del corso magistrale di Storia dell'Arte della Cina, parte della facoltà di Lingue, culture e traduzione letteraria dell'Università di Macerata, tenuto dalla prof.ssa Federica Mirra. Mentre Alessia ha conseguito la laurea triennale in sinologia, Elisabetta viene da una laurea in inglese e francese.
